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"L'emozione è forte,
il successo impossibile"

domenica 20 maggio 2012



TAG E ART PAINTING A MILANO


Anche nella ricca Milano l’anomia e la sottocultura sono presenti e creano attriti e fenomeni di razzismo, come d’altronde sono certi spazi pubblici dove l’anomia è stata predisposta da chi li ha pensati (i non luoghi).
Le TAG -come la firma personalizzata di questo piccolo spazio- e l’art-painting nelle metropoli come Milano le trovo a volte esteticamente belle, sia nei quartieri esclusivi (se non altro) che in quelli sub-urbani (è un brutto termine ma ormai è cosa reale, cosa quindi su cui confrontarsi): la zona intermedia è sparita da decenni e i mitici “artigiani” sono rimasti solo sulla bocca di “Robertino”-“Celeste” Formigoni.
Se lette in una certa maniera, sono un punto di partenza positivo per chi vuole uscire dalla sua condizione anonima; le firme che viaggiano (treni, tram, ecc.), per chi non può viaggiare, sono ancora più significanti. Lette in altro modo sono firme di protesta selvaggia o di degrado.


 









Proposta seria:
Perché non dare spazio pubblico ai writers ignoti p.e. su deturpanti spazi pubblicitari, fermi o in movimento, o su lastre di vetro preposte a quest?uso come arredo urbano in luoghi pubblici centrali?


 
PS
Ieri sono stato alla torre Galfa e mi è piaciuto quello che ho visto, esteticamente si intende. Ora mi chiedo: ma perché non li rimettono negli armadi certi vecchi logori personaggi e non invitano p.e. Gad Lerner (così la pianta con i ?musicisti della Scala di Milano?), Dario Fo, Adriano Sofri o altri personaggi della controcultura che hanno qualcosa da trasmettere?

BEEKII

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