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"L'emozione è forte,
il successo impossibile"

venerdì 28 settembre 2012



PIETA' (2012)


Il fatto che Kim Ki-Duk per sfregio abbia fatto il pugnetto comunista e che abbia dichiarato di voler mollare il cinema per andare in fabbrica me ne frega molto poco.
Kim Ki-Duk non è diventato un riferimento mondiale per le sue riflessioni ma per l’estetismo e la crudeltà delle sue IMMAGINI OTTICHE prima di tutto, e poi per la lirica silenziosa dell’esperienza estetica del vuoto degli spazi  dove “il cielo è cielo, la terra è terra, le montagne sono montagne” (pensiero zen), del tempo e degli individui e poi per l’incomunicabilità dell’amore.
Quando poi lo stesso Ki-Duk dice di aver girato Pietà “per fare riflettere con l'obiettivo di descrivere, a mente fredda, la fine della società capitalistica e fornire una possibile cura” mi sono cascate le braccia.




Io l’ho trovato deludente, viste le premesse del regista direi anche folcloristico, detto benevolmente di un altro registro rispetto al passato.
La scena della bindella è molto carina, così come i dialoghi con i debitori sia prima che dopo la “cura” e le riprese ravvicinate sugli ingranaggi di lavoro.
Il pretesto è ridicolo.
Kang-do è un esattore del pizzo che gambizza i suoi clienti per avere la pensione d’invalidità. A metà strada tra lo scemo grave e il sociopatico che si masturba prima di fare mattanza e dopo pianta il suo coltello nel bersaglio delle freccette, riprende tanto il meticcio nero dell’Indirizzo Sconosciuto.
D’improvviso, per l’incontro della madre vendicatrice, gli crescono inumani sensi di colpa e siccome nessuno gli perdona i peccati sviluppa l’insano impulso di farsi trascinare per Seoul lasciando le tracce del suo passaggio.

Poi, siccome il predicozzo pietoso non bastava, dopo il sangue della colpa non è potuto mancare anche un bel kyrie cantato.
Senza la madre e la Madonna sarebbe stato meglio ma non saremmo stati "curati".

Siccome voglio finire bene chiudo così



BEEKII

mercoledì 12 settembre 2012

LA BELLA ADDORMENTATA (2012)

E’ inutile che M. Bellocchio si imbestialisca per il trattamento del suo film a Venezia perché La bella addormentata è un film sbagliato. L’ho visto fino alla fine solo per Lei, Isabelle H.
La storia di Englaro Peppino –Eluana era solo una povera comprimaria purtroppo– Bellocchio doveva lasciarla in TV. Va bene era l’effetto voluto dal regista, ma le riprese alla Quiete sono terribilmente squallide: parlo di fotografia, non di contenuti.
I primi minuti sono memorabili, grandissima la fotografia. Autunno lombardo.
Si avviano le due storie più importanti, quella della famiglia di un senatore, alias Toni Servillo, e della figlia, Alba Rohrwacher, e quella della devota Isabelle H. che ha lasciato il teatro per accudire la figlia in coma con tanto di suore e giovane sacerdote a cui confessa la sua ossessione, quella di recitare una parte: l’urlo all’inizio del film, gli incroci ripetuti allo specchio e il monologo nel sonno che rievoca quello della famosa Lady sono da brividi e meritano il biglietto.
La variazione romana è pregevole ma ideologicamente inutile perchè Il Berlusconi in TV che parla del ciclo mestruale di Eluana diceva già tutto. Lo psichiatra socratico che prescrive Serenelle ai colleghi è quantomeno simpatico, grottesca la scena nella sauna parlamentare con le teste dei ranocchi che guardano la TV. Il monologo di Titta non ha fatto perdere punti ma è troppo carico e un po’ scolastico.

La Rohrwacher non tradisce il regista e neanche sé stessa, nevrotica quanto basta, terribilmente impacciata a fare l’amore, nudo stupendo, abiti sobriamente lussuosi.
Poco credibile nella parte della devota. Bellocchio poteva sicuramente dargli un partner più decente.
Toni Servillo (Il divo, La ragazza del lago, Gomorra, Una vita tranquilla) è tanto bravo quanto noioso, soprattutto quando apre bocca perché non esce mai dalla sua parte. Dovunque lo si veda, Servillo Toni recita sempre sé stesso. Peggio, recita la parte del napoletano manierato che lo paga meglio. Miglior rappresentazione, da cui sono venute tutte le altre, Le conseguenze dell’amore (2004): uno dei più bei film della mia videoteca. Quando è muto potrebbe essere una attore di Ki-Duk europeo.
Gianmarco Tognazzi, aldilà del suo disvalore assoluto (per chi scrive ovviamente), regge con la storia: marito sfigato e attore fallito. E’ tormentato, si sa, dopo il padre gli è toccato pure il fratello. Lasciamo stare. Comunque Bellocchio è un sadico-incorrect.
Pier Giorgio Bellocchio e la tossica Maya Sansa fanno un discorso a parte. La loro storia, prolungata oltre l’eccesso, massacra definitivamente il film. Brutto e senz’anima.



Caro Marco Bellocchio.
Tu che sei il più francese dei registi italiani, come fai a scritturare la Huppert e la Rohrwacher e a non usarle fino all’ultimo respiro?
Recupera il girato di Isabelle e monta anche l’omicidio della Bella addormentata nel bosco perchè l’hai provata lo so. Recupera gli sguardi silenziosi di Titta e Alba.
Taglia la storia brutta e inverosimile del medico che si innamora di una falsa tossica, così bella e procace che sarebbe stata meglio ai piedi di una croce. Taglia la trasferta in treno di Titta, il fratello psicopatico, il loro l’incontro con i genitori, la hall dell’albergo, il monologo di Titta e via dell’Umiltà.
Con affetto.


BEEKII